Gli hacker condividono un linguaggio, un gergo comune che è il vero e proprio sedimento della cultura hacker American-English: esso costituisce perciò il mezzo privilegiato di comunicazione istituzionale di tale controcultura sia al suo interno che verso l'esterno. Tale linguaggio è determinante nella formazione dell'identità socio-culturale, una sorta di marchio di unicità; è come una finestra sulla cultura hacker che ne riflette la costante evoluzione.
Il linguaggio informale tipico della cultura hacker è una potente arma di esclusione dalla comunità, ma anche di inclusione qualora sia d'ausilio come collante ideologico. Questo gergo colorito è sorprendentemente ricco di implicazioni, variazioni e sfumature sulla lingua inglese. "Parole come winnitude [la stoffa del vincente] e foo [nome simbolico che indica file, nomi o programmi] sono scorciatoie usate da persone relativamente poco discorsive e introverse per comunicare esattamente quel che hanno in testa", scrive Levy, studioso del linguaggio.
L'invenzione e la creazione linguistica di nuove espressioni è per l'hacker un gioco cosciente e divertente: essi sono consapevoli che col loro rifiuto delle comuni pratiche linguistiche stanno anche sfidando e provocando le norme e le visioni del mondo dominanti.
Il loro linguaggio è quindi un regno conflittuale dove opposte definizioni del mondo si contrappongono
Il discorso fatto dagli hacker, come anche la loro sperimentazione tecnica, è in continuo mutamento e riflette il desiderio di vedere i sistemi adattati agli ambienti dinamici della società dell'informazione: usando il loro gergo, gli hacker guidano letture del mondo verso direzioni nuove e inaspettate, testano e promuovono "percorsi di sviluppo", stili di vita alternativi intenzionalmente comunicativi e innovazioni significative nello stile popolare.
La generazione degli hacker degli anni Novanta ha ereditato la maggior parte dell'originale gergo hacker creato negli anni Sessanta, innestando su di esso dei cambiamenti. Per esempio, ha introdotto termini mutuati dalla nuova fantascienza, soprattutto dal genere Cyberpunk, fusione di comunicazione elettronica e sottocultura punk; si è avvalsa dello stile visionario di Hakim Bey, pseudonimo di una figura misteriosa, artista d'avanguardia, guru della nuova opposizione che agisce con stile libertario. I "vecchi" hacker, invece, erano stati influenzati da autori fantastici come Tolkien e Carroll, dal loro immaginario fatto di elfi, hobbit, maghi, demoni e incantesimi. Lo stile di giocosa ribellione al dominio di un linguaggio tecnocratico permea la controcultura hacker e si riflette nell'uso frequente di giochi di parole, rime, contrazioni e ironia.