Il termine hacker non ha genere, non ha età, sfugge a restrizioni lessicali; rappresenta un soggetto la cui conoscenza del computer è profonda e non lascia molto spazio al caso, che porterebbe alla risposta risolutiva di un problema con poca o nessuna consapevolezza del processo seguito. Processo che è invece determinante per la soddisfazione personale dell'hacker. In una visione ampia, l'hackeraggio è una demistificazione della macchina.
L'hacker è colui che pratica l'esplorazione intellettuale delle più profonde potenzialità dei sistemi di computer e vuole rendere l'accesso alle informazioni quanto più libero e aperto possibile. In alcuni casi, viene percepita come una forma d'arte, alla perenne ricerca estetica del programma perfetto che possa liberare mente e spirito. Il significato letterale del verbo to hack è "tagliare, fare a pezzi" mentre hack è lo scribacchino: in sintesi, l'hacker ritaglia e trascrive. È evidente che la traduzione italiana di "pirata informatico" non solo è peggiorativa, ma distorce il significato originale.
La nuova realtà dell'etere ha ormai invaso quella fisica: nascono comunità virtuali e globali fra persone che condividono interessi comuni. Lo spirito d'aggregazione non è più dettato da motivi nazionalistici, politici o etnici. Cambia il modo in cui la società vede sé stessa, cadono le frontiere.
Di conseguenza, chi è in grado di capire la tecnologia, chi detiene conoscenza in questo campo e sa come sfruttarla, detiene il controllo: oggi avere accesso alle informazioni significa avere accesso al potere.
L'essenza dell'hacker deriva dalla gioia che egli prova nell'esplorazione e nella scoperta di nuovi modi per circumnavigare i propri limiti, in un susseguirsi di sfide intellettuali alla propria abilità: una specie di cyber-enigmista dotato di concentrazione maniacale. Sempre in cerca del rischio e dell'eccitazione, gli hacker sono spinti dal desiderio di imparare: irrompono così nei sistemi informatici tramite un bug (baco, difetto del programma) nelle protezioni, aggirandone tutti i sistemi di sicurezza, entrando nel cuore della "macchina" assumendone il controllo assoluto, per acquisire o migliorare la propria conoscenza su di essa.
La bellezza nell'hackeraggio è taoistica e interiore, un'audace miscela di idealismo e cerebralità: non stupisce quindi che gli hacker si autodefiniscano come una sorta di "intellighenzia" del computer, l'élite intellettual-imprenditoriale della loro generazione. Si autopercepiscono come i filosofi tecnologici e gli architetti di un futuro dominato da conoscenza, esperienza, intelligenza umana o digitale.